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REFERENTE

Diego Aprile

(KC Canicattì)

COLLABORANO

                     Anna Maria Limiti                                                    Maria Grazia Pisani

 (KC Roma Michelangiolo)                                    (KC Biella Victimula Pagus)

                              

***************************************

Sposa bambina muore di parto a 12 anni

14-9-2009


Ogni mattina, prima di alzarmi, ascolto dalla TV i titoli dei giornali e le prime notizie della giornata.

Stamattina ne hanno riportato una che avrei preferito non sentire.

“Morta di parto nello Yemen una bambina di 12 anni costretta al matrimonio”.

Quando si pensa ad una bambina di 12 anni ci si immagina una fanciulla spensierata, con la Barbie, i poster del cantante preferito nella cameretta, stereo a tutto volume etc.

Ma ci sono anche altre realtà.

A Fawzia Abdallah Youseff, osi si chiamava la bambina, le bambole ed i giochi sono stati negati.

Andava a scuola, ma è stata ritirata perché assumesse il ruolo di sposa e di madre.

Dietro tutto questo c’è l’indigenza della famiglia della piccola Fawzia, voglio chiamarla così perché piccola era, in un Paese, lo Yemen, tra i più poveri del mondo.

Lo scorso anno si era presentato un caso analogo con una bambina di 8 anni ma questa aveva denunciato suo padre e quindi ottenuto il divorzio.

Mentre sto scrivendo mi torna in mente un libro letto circa 10 anni fa tratto da una vicenda realmente accaduta dal titolo “Mai senza mia figlia”..

Una donna inglese aveva sposato uno yemenita, pur vivendo in Inghilterra il padre aveva “venduto” sua figlia.

L’aeva portata nello Yemen dove l’aveva costretta a sposare a 10712 anni un ragazzo yemenita.

Il tempo passa ma le cose non cambiano.

Sia nello Yemen che in Arabia Saudita sono nate delle Organizzazioni della Società Civile (prevalentemente Movimenti femministi) che si stanno battendo perché per legge venga portata a 18 anni l’età per il matrimonio.

Ci auguriamo che riescano a farlo.


Anna Maria Limiti

Osservatorio Kiwanis Infanzia

 

 

Il turismo sessuale

Carissimi,
 
il 12 febbraio scorso ho portato alla vostra attenzione un articolo riguardante il turismo sessuale le cui vittime, purtroppo, spesso sono i bambini.
 
Siamo in pieno periodo vacanziero, ed il mio pensiero e quello di molti altri va a questo "business" che purtroppo, nonostante leggi e controlli, non cessa.
 
Tratta, pedopornografia e turismo sessuale sono tra le attività più redditizie della malavita organizzata. I minorenni inseriti nel business della prostituzione sono circa 3 milioni dei quali la metà in Asia, soprattutto bambine e ragazzine, il 40% delle quali hanno tra i 5 e i 12 anni. Il fenomeno, secondo il rapporto presentato alla Bit di Milano nel febbraio scorso coinvolge, loro malgrado, 10 milioni di minori dei quali il 90% sono bambini. Questa situazione, ogni anno causa 2 milioni di aborti, 500 mila nuovi casi di epatite C e 300 mila casi di Hiv.

L'Europa detiene il brutto primato con il 39% dei turisti del sesso seguita da Nord America (31%), Oceania (16%) e Asia (12%). Ottantamila gli italiani, al primo posto in Europa, con il 18% del totale. Il business del turismo sessuale, secondo dati pubblicati nel sito dell'Ecpat (End child prostitution, pornography and trafficking) arriva a 100 milioni di dollari l'anno.

Ma il fenomeno della tratta di minori e il turismo sessuale negli ultimi anni è aumentato o è in diminuzione?

Secondo i dati 2005-2008 la tratta risulta essere in diminuzione – dice  Yasmin Abo Loha, coordinatrice dei programmi Ecpat Italia – ma solo perché i minori spariscono dalla strada. Ciò non ci dà prova che ci sia un reale calo del fenomeno. Il turismo sessuale invece viene praticato da clienti occasionali. La maggior parte di loro sono sposati con figli e non sa che è un reato. Le famiglie delle vittime – spiega – sono estremamente povere e vendono i propri figli per necessità.

 

Ritorna la povertà, è il comune denominatore per tutti i soprusi ai minori.

Violenza, pedofilia, sfruttamento, lavoro minorile.

 

Rimbocchiamoci le maniche, c’è veramente molto da fare.

 

  Anna Maria Limiti

Osservatorio Kiwanis Infanzia

 

 

Bambini lavoratori

22-7-2009

Carissimi,

prendo spunto da un articolo riportato oggi sul quotidiano la Nazione di Firenze riferito all'arresto di due cinesi che nel loro laboratorio impiegavano minori.

 

Ho voluto approfondire l'argomento

"Le aree principalmente interessate dal lavoro minorile sono Asia,Ruanda,India,Pakistan, Nepal; Africa; America Latina, soprattutto Colombia, Brasile. Non sono però esclusigli stati Uniti e l’Europa.

Generalmente in tutto il mondo è presente il lavoro infantile, ma soprattutto nei  Paesi in via di sviluppo, dove si presentano determinate condizioni che favoriscono questo fenomeno. Il lavoro infantile si presenta anche in regioni ricche di risorse e con un’economia florida, in cui però il reddito pro capite è molto basso e vi è un numero consistente di persone in stato di povertà,  paesi dove, ad esempio  controllano buona parte dei terreni coltivabili. o meno.

La responsabilità del lavoro minorile va attribuita in primo luogo alla povertà: nella maggior parte dei casi i bambini devono lavorare per contribuire al reddito familiare.

Il lavoro minorile può essere causa, e non solo conseguenza, di povertà sociale e individuale. In alcuni casi svolgendo attività lavorative, un bambino non avrà la possibilità di frequentare in modo completo neppure la scuola elementare, rimanendo in una condizione di analfabetismo, a causa della quale non potrà difendere i propri diritti, anche di lavoratore adulto.

Tuttavia in molti Paesi si è osservata una coincidenza tra lavoro e scuola: i bambini lavorano per poter pagare i costi connessi alla frequenza scolastica (iscrizione, libri, uniformi etc).

Lo sfruttamento infantile sul lavoro è alimentato anche dalla politica economica delle multinazionali, che spostano la loro produzione nelle aree più convenienti, dove i lavoratori sono meno esigenti e i governi più deboli e accondiscendenti. Inoltre la scarsità dei mezzi, l’enorme numero di attività produttive non regolamentate e la corruzione ostacolano i controlli da parte degli organi competenti. I genitori non hanno la possibilità di lavorare o il loro reddito è insufficiente per il mantenimento dell’intera famiglia oppure contraggono debiti che non verranno più estinti.

  • I prodotti usati nelle fabbriche danneggiano gli organi respiratori, gli occhi, il fegato, i reni e molto altro.

  • Portare pesi o assumere posture forzate molto a lungo può pregiudicare lo sviluppo osseo e la crescita.

  • I rumori eccessivi causano sordità parziale.

  • A causa di questi sfruttamenti viene negata l'infanzia ai bambini, i quali vengono spogliati della loro identità.

Il ricorso a bambini lavoratori sottopagati va di pari passo con la disoccupazione degli adulti e con una distribuzione ineguale della ricchezza. Senza bambini a disposizione per le piantagioni e le fabbriche, il lavoro dovrebbe essere assegnato agli adulti, i quali, eliminata questa concorrenza imbattibile, avrebbero anche un maggior potere di rivendicazione salariale e sociale. L’impiego in ambito familiare dei figli come braccianti nei campi e l’alto tasso di mortalità infantile presente in molti paesi, incentivano un gran numero di nascite, aumentando così la massa di lavoratori a basso costo. Un’altra grave conseguenza del lavoro infantile è rappresentata dal fatto che i bambini non possono frequentare regolarmente la scuola; oppure, se già la frequentano, devono abbandonarla, in una condizione di ignoranza 

Per fermare lo sfruttamento dei bambini sono state promosse iniziative come la promozione di marchi commerciali che garantiscano che un determinato prodotto non sia stato fabbricato utilizzando manodopera infantile.

Questi programmi, pur essendo mossi da buone intenzioni, non creano alternative ai bambini attualmente occupati, che si ritrovano così costretti a indirizzarsi verso altre attività produttive, nella maggior parte dei casi più pericolose.

Nonostante i numerosi provvedimenti attuati i bambini vittime di schiavitù e privati di un' infanzia decente sono ancora molti"

E' doloroso, ma vero!

Anna Maria Limiti

Osservatorio Kiwanis Infanzia

 

 

Demoni o bambini?

18-7-2009

Carissimi,

 
lo scorso anno, proprio di questi tempi, mi capitò di leggere un articolo su un quotidiano riguardante i "bambini stregoni" di Kinshasa in Congo.
 
Recentemente ho avuto modo di parlare con Fiorangelo Pozzi, mio ex Parroco, da 30 anni missionario a Lumumbashi, Congo, ed ho approfondito con lui questo argomento.
 
I bambini stregoni sono una piaga sociale.

Li chiamano “enfants sorciers”, “bambini stregoni”.

Hanno dai due ai dodici anni, sono i piccoli dannati del Congo: accusati dai familiari di esercitare poteri occulti, sono costretti a subire umiliazioni, violenze, esorcismi.

La loro colpa ? Trovarsi vicini alle disgrazie di tutti i giorni: quanto basta per essere buttati sulla strada, vivere ogni giorno nel terrore. E rischiare di venire strangolati o bruciati vivi. Un incubo che affligge Kinshasa e molte altre città del Congo.

Secondo le stime delle organizzazioni umanitarie, in Congo vivono settantamila minori senza tetto. Nella sola capitale Kinshasa (povera e fangosa megalopoli di 8 milioni di abitanti, metà dei quali ha meno di venti anni), i giovani “shegué”, i “vagabondi”, sono oltre trentamila. Quasi tutti sono accusati di stregoneria: un’accusa infamante, da cui non è possibile difendersi.

Una sciagura irreparabile che può colpire chiunque, in ogni momento, per il più banale dei motivi. In genere sono gli stessi genitori a buttare i bambini sulla strada: se ne sbarazzano perché li considerano perfidi e pericolosi, li ritengono colpevoli delle peggiori nefandezze, li accusano di portare la malattia, la miseria, addirittura la morte.  Sono i figli maledetti del Congo.

Fino ad una decina di anni fa, il fenomeno dei "bambini stregoni” era pressoché sconosciuto.

Naturalmente non mancavano i casi di stregoneria: la magia nera fa parte della cultura tradizionale, tutti credono negli spiriti maligni; ogni qual volta accade una disgrazia improvvisa, qualcosa di grave e inspiegabile, si tira in ballo il mondo dell’invisibile.

Ma in passato coloro che venivano accusati di stregoneria erano sempre persone adulte: il più delle volte donne e anziani. I quali rischiavano di venire bruciati o strangolati (così che la terra non venisse contaminata dal loro sangue), o nel migliore dei casi, venivano cacciati brutalmente dalla comunità.

Oggi questo destino tocca a bambini inermi, la cui unica colpa è di trovarsi vicini alle disgrazie di tutti i giorni. Non a caso i “bambini stregoni” provengono sempre da famiglie povere e indigenti. Dove spesso la madre è morta oppure il padre manca perché si trova a combattere lontano (il Congo è teatro di una guerra dimenticata che in 5 anni ha già provocato più di 3 milioni di morti). E anche quando entrambi i genitori sono presenti, in casa non ci sono i soldi per il cibo, così l’accusa di stregoneria diventa la scusa per liberarsi di una bocca da sfamare.

I Padri Missionari stanno facendo molto.

Io ho l'esempio di Don Fiorangelo Pozzi, Salesiano e già Parroco di Castel Gandolfo che da 30 anni si sta dando da fare per aiutare i bambini e ragazzi del Cono.

Li accoglie dando loro del cibo ed un letto dove poter dormire, un lusso per loro,.

Ha fondato la Casa Mamma Margherita (madre di Don Bosco) che accoglie i ragazzi di strada.

Ha costruito per loro una scuola (circa 3000 studenti la frequentano) per poter dare loro cultura ed istruzione per renderli capaci di fare qualcosa per il loro Paese e rendersi indipendenti infatti oltre a leggere e scrivere viene insegnato loro il mestiere di falegname, fabbro, meccanico, agricoltore etc..

C'è una bella frase che ricorre tra i giovani Simba ngai” : significa “sostienimi”, “dammi una mano”. Una richiesta di aiuto che è diventata una parola di speranza

 

Aiutarli è il minimo che possiamo fare.

 

Cari saluti

 

Anna Maria Limiti

Osservatorio Kiwanis Infanzia

 

 

No alla violenza: corsi di autodifesa e cultura del rispetto a scuola
 
Carissimi,
 
vi inoltro quanto trovato sul Sito del Ministero delle Pari Opportunità.
 
Ritengo sia una buona iniziativa per far si che si rifletta, anche nelle scuole,  sui temi del rispetto, della legalità, della diversità.
 
Un caro saluto a tutti.
 
Anna Maria Limiti
 
 
No alla violenza: corsi di autodifesa e cultura del rispetto a scuola
 

Siglati due protocolli d'intesa tra il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, e i colleghi dell'Interno e dell'Istruzione. Tra i provvedimenti, il potenziamento del 1522, l'attivazione di corsi di autodifesa per le donne e l'istituzione della "Settimana contro la violenza" nelle scuole

 

 
Il secondo protocollo, che sigla l'intesa col Ministero dell'Istruzione, istituisce la "Settimana contro la violenza", che si terrà dal 12 al 18 ottobre nelle scuole di ogni ordine e grado. L'obiettivo è quello di creare un momento di riflessione sui temi del rispetto, della diversità e della legalità, che coinvolga studenti, genitori e docenti e che metta a sistema le buone pratiche che molte scuole già offrono.

Durante la settimana, gli istituti scolastici organizzeranno iniziative di sensibilizzazione, informazione e formazione sulla prevenzione della violenza fisica e psicologica, compresa quella fondata sull'intolleranza razziale, religiosa e di genere, e ai servizi attivati dai ministeri, come il numero verde nazionale per l'ascolto e la consulenza in casi di violenza a scuola - 800 669696 - e il numero verde nazionale contro la violenza sulle donne - 1522. "Anche le forze di polizia parteciperanno alle azioni di sensibilizzazione con apposite conferenze", ha aggiunto il Ministro.

L'intesa non si ferma però ai cinque giorni di attività scolastiche anti-violenza, ma prevede l'adozione di iniziative da realizzarsi nell'ambito dell'offerta formativa curriculare per la promozione della cultura della legalità. Saranno poi predisposte misure di supporto ai genitori, agli insegnanti e ai ragazzi, anche in forma anonima. "Puntiamo all'educazione degli studenti", ha concluso Carfagna. "La scuola è il luogo ideale per diffondere i valori del rispetto, della diversità e della legalità e contrastare violenza e discriminazioni".

 
  
3 luglio 2009

 

 MINORI ED ALCOL

7/7/2009

Carissimi,

 
qualche giorno fa, seguendo il telegiornale, sono rimasta colpita da un servizio che riguardava il rapporto tra i giovani e l'alcool.
 
Nel caso di specie si parlava della Germania e dei provvedimenti che il  Governo Tedesco sta prendendo al riguardo.
 
Questa cosa mi ha molto colpito, i giovani sono il nostro futuro e sicuramente dovremmo cercar di capire cosa li induce a bere e soprattutto cosa fare per aiutarli.
 
Ne ho parlato con amici e parenti ed il risultato è stato, se capita una volta non ci si deve preoccupare, tutti noi da giovani abbiamo combinato qualche marachella, ma se, come sembra, il fatto sussiste ci si deve preoccupare seriamente.
 
Ho fatto una rapida ricerca su quanto accade in "casa nostra" e i dati non sono affatto rassicuranti, come potrete vedere.
 
Intanto comincerò a parlarne  nel mio Club, informerò il il LGT per sensibilizzare anche gli altri Club della Divisione.
 
Un caro saluto a tutti
 
Anna Maria
 MINORI ED ALCOL
 
Sempre più minori abusano di alcol, il problema è sotto gli occhi di tutti.
Bere, non perché piace, ma per procurarsi un vero e proprio sballo sembra infatti la nuova tendenza dei giovanissimi.
Mischiano vino, birra e superalcolici: è allarme alcol tra gli under 18. Un’alta percentuale  si ubriaca nel weekend.
Roma e Milano si sono attivate per  il divieto di vendita di alcool ai minori.
Intanto impazza anche da noi il rito spagnolo della damigiana alcolica fai da te, anche detto “Il botellón”,  è l'abitudine diffusa da una decina d'anni tra i giovani spagnoli, di riunirsi in spazi pubblici all'aperto, preferibilmente piazze o parchi, per consumare principalmente bibite, alcolici, ma anche tabacco e talvolta droghe illegali. Dalla Spagna il fenomeno si diffonde in tutta Europa ed immancabilmente  arriva anche da noi.
 
Per i ragazzi la media è di circa 5 bicchieri  in una serata di movida, per le ragazze addirittura di 6. Sono i dati eloquenti dalla recente ricerca "Il Pilota", condotta dall'Osservatorio nazionale alcol dell'Istituto superiore di sanità.

I dati sono indubbiamente allarmanti ed è per questo che il Comune di Roma ha siglato un protocollo d'intesa con la Confcommercio e la Confesercenti che prevede, tra l'altro, il divieto di vendita agli under 16. Lo stesso provvedimento è stato adottato a Monza e Milano.  Secondo la ricerca, il 42% dei ragazzi e il 21% delle ragazze che bevono fino a ubriacarsi ha meno di 16 anni
A favorire la diffusione dell'alcol anche fra i minorenni, secondo l'analisi dell'Osservatorio nazionale, è proprio l'accresciuta disponibilità e accessibilità delle bevande, complici l'abbassamento dei prezzi in occasioni come gli "happy hour", la pubblicità  e le strategie di marketing.
 
 Come spesso accade in questi casi, molte sono state le reazioni alla proposta  di vietare la vendita di alcolici a chi non ha ancora 16 anni, contrari gestori di bar, discoteche mentre per il  Movimento Italiano Genitori è senza dubbio un segnale di attenzione verso una tematica sempre più urgente.

Secondo il mio modesto parere è proprio dalla Famiglia che si deve ripartire.

 

Anna Maria Limiti

Osservatorio Kiwanis Infanzia

 

 

dal Sito del Ministero delle Pari Opportunità

 30 giugno 2009

 

Carissimi,

vi inoltro quanto trovato sul Sito del Ministero delle Pari Opportunità.

Cordiali saluti

Anna Maria Limiti

 
 

Parte oggi la campagna di sensibilizzazione del Ministero per le Pari Opportunità per prevenire e combattere i disturbi del comportamento alimentare. Principali cause di morte tra le adolescenti, anoressia e bulimia non sono malattie silenziose: l'attenzione di amici e familiari a 'segnali' manifesti e comportamenti a rischio è la prima cura

 

 

immagine - slogan 'se ami qualcuno dagli peso'

 

 Sconfiggere anoressia e bulimia: al via la nuova campagna

In Italia i disturbi alimentari sono la prima causa di morte per malattia delle ragazze tra i 12 e i 25 anni.
Le statistiche ci dicono che almeno il 3% della popolazione soffre di anoressia o bulimia nervosa, oltre 200 mila donne nel nostro Paese sono colpite da questo genere di disturbi. Si tratta, dunque, di una vera e propria emergenza che, oltre ad essere affrontata dal Parlamento, va prima di tutto riconosciuta nelle nostre case o tra le persone che frequentiamo. La soluzione sta in primo luogo nell'attenzione dinanzi a determinati atteggiamenti di una figlia o di un figlio, di un'amica, di un amico o di un semplice conoscente. I comportamenti, infatti, sono vere e proprie "spie" e vanno capiti, sorvegliati, mai sottovalutati.

Chi soffre di anoressia o bulimia ha una visione distorta della propria immagine.
I disturbi alimentari si manifestano con una ossessione per la perfezione che si esprime, talvolta, anche nel campo degli studi e nei rapporti con il gruppo dei coetanei. Un'attenzione preventiva e una comprensione precoce di tali espressioni può essere utile per un intervento tempestivo.

Il principale sintomo dell'anoressia nervosa è il rifiuto di mantenere il peso corporeo entro i livelli di normalità; il verificarsi di un marcato dimagrimento può essere il primo segnale indicatore del disturbo. Per le donne, in particolare, la perdita di peso è accompagnata dalla scomparsa delle mestruazioni.

Gli esperti hanno individuato dei comportamenti a rischio, veri e propri campanelli d'allarme che possono aiutarci a capire se un nostro familiare, una nostra amica o un nostro amico soffre di disturbi alimentari.

Ecco poche domande per aiutarti a capire se tua figlia, una persona a te vicina o tu stessa nascondete i sintomi della malattia:

·   Noti che ha l'ossessione del peso e del pesarsi?

·  Quando mangia pensa in maniera ossessiva alla calorie che ingurgita?

· Si sente in colpa per aver mangiato?

·  Si specchia sempre guardando pancia e cosce?

· Il suo peso influenza il suo umore?

·  Il suo peso influisce sulla disponibilità a frequentare i coetanei?

· Noti che si sottopone in maniera esagerata ad attività fisica pensando di non poterne fare a meno?


Se pensi di poter rispondere affermativamente anche ad una di queste domande, se vuoi saperne di più, se cerchi il parere di un esperto e se vuoi condividere l'esperienza di chi ha vissuto e vive i disturbi alimentari visita la piazza virtuale di
TimShell.
 

 

PEDOFILIA - Se ne parli al G8


Ho voluto fare una piccola ricerca per vedere a che punto siamo con la pedofilia.
I dati sono spaventosi.
Sono oltre 30.000 i siti internet contenenti materiale  pedo-pornografico denunciati  nei primi otto mesi del 2008,  con un incremento del 40% rispetto allo stesso periodo del 2007, che già presentava dati  record.
 
Nonostante la caccia serrata ai pedofili i siti crescono come l’erba in un prato, tanti  se ne denunciano ed altrettanti ne nascono.
 
In prima posizione, troviamo la Germania, seguita per una incollatura dalla Cina, vera e propria novità nello scenario della pedofilia on line, segno che la massiccia presenza internazionale in quel Paese, in occasione dello svolgimento dei Giochi Olimpici, tenutisi appunto nel 2008, ha imposto l’apertura delle maglie della censura della rete internet."
Ormai la promozione pedofila si manifesta in ogni modo possibile e ha contaminato moltissime comunità, gruppi e bacheche nate in precedenza per scopi e con contenuti del tutto estranei alla pedofilia.
 
In Europa si stima che una certa minoranza di bambini, tra il 10 e il 20%, avrebbe subito violenze sessuali durante l'infanzia.
Lo indica la Commissione Ue, secondo cui alcune forme di violenza sessuale, in particolare contro i teenager, sono 'in crescita'. In molti casi, come per il turismo sessuale o la pornografia infantile, gli abusi, spiega Bruxelles,  si verificano in Paesi diversi e a causa delle differenze tra le legislazioni nazionali, diventa difficile per le autorità agire.
 
Il giornalista Daniele Daniele riporta i seguenti dati:
“Sono 14 gli uomini arrestati dalla Polizia postale e delle comunicazioni nei giorni scorsi nell’ambito della maxioperazione Smasher della Procura di Catania contro l’acquisto su internet e la detenzione su computer o supporti informatici di materiale pedopornografico. Complessivamente sono addirittura 253 le persone indagate  in 68 città italiane” e conclude dicendo
“Altro interrogativo: chi detiene materiale pedopornografico non lo fa abitualmente solo per un piacere visivo, che già di per sé è truce (stiamo parlando di bambini anche di tenerissima età), ma anche in quanto si dedica a questa attività che, ripeto, è criminale.
Passino calunnie, falsità, diffamazioni, offese anonime e quant’altro regna on line, ma ciò sulla quale non si può non concordare è la necessità di attuare una prevenzione forte, una censura decisa sulla pedofilia in internet: occorre agire e fermare questo fenomeno senza limitarsi a dire che è tecnicamente impossibile. Basta un po’ di buona volontà. Al G8 a L’Aquila si discuta anche di questo, ne va del nostro futuro.”
 
Come dargli torto?
 
Anna Maria Limiti
Osservatorio Kiwanis infanzia
 
 

 

Per non dimenticare

 

  25-6-2009

 

Dopo l’impiccagione di Delara, condannata a morte quando era ancora minorenne, l’attenzione sull’Iran è rivolta per i noti fatti politici di questi giorni che i Media ci fanno vedere e che tanto ci angosciano.

Infatti le persone che stanno dimostrando in Iran, a mio avviso non lo stanno facendo per sostenere l’uno o l’altro personaggio politico, lo stanno facendo perché  hanno fame di Democrazia.

 

Non intendo fare politica, sia chiaro, ma voglio che la nostra attenzione si rivolga soprattutto ai minori che sono tutt’ora nelle carceri iraniane in attesa di condanna e/o dell’esecuzione della condanna.

 

Non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia.

Nelle piazze iraniane si può ancora  assistere alle impiccagioni e peggio ancora all’impiccagione di  minori.

L'Iran, non ha mai  rispettato ( in qualche caso ha solo firmato), nessuna risoluzione in merito ai diritti dell'uomo, al diritto dei prigionieri politici ad avere un giusto processo e al diritto di scegliersi un avvocato ( una parte degli avvocati sistematicamente vengono incarcerati dal regime). Ogni mese in Iran, centinaia di persone vengono uccise, torturate, amputate degli organi, lapidate, compresi adolescenti e minori, nonostante tutto ciò sia in contrasto con i fondamentali principi di tutela dei diritti civili e politici.

Nell'anno in corso sono state impiccate oltre 130 persone, l'Iran ha la medaglia d'argento per la violazione dei diritti civili e per la pena di morte.

Si continua uccidere anche i minori, le statistiche più recenti dimostrano che nei carceri iraniane sono nati oltre 15.000 bambini, quasi sempre frutto di violenza carnale (non solo stupro)

 

Meditiamo e cerchiamo di fare qualcosa, altrimenti a nulla è servita la Convenzione di New York, tra l’altro siglata anche dall’Iran, nata per salvaguardare i diritti dei minori.

 

Anna Maria Limiti

Osservatorio Kiwanis Infanzia

 

Da una ricerca di Anna Maria Limiti

23-6-2009

Il Kiwanis, da sempre, ha come suo principale scopo la tutela dei bambini.

Da tempo ci battiamo ed operiamo affinché l’infanzia sia “felice” e non si debba mai leggere e/o sentire di bambini violati, maltrattati.

Ho fatto una piccola ricerca e, ancora oggi, nel mondo ci sono più di 1 miliardo di bambini, oltre la metà della popolazione infantile mondiale, che sono ancora sottoposti, legalmente, a punizioni corporali da parte degli insegnanti, a scuola.

Sono 95 i Paesi del mondo in cui violenze e punizioni sono ancora ammesse nelle classi.

E’ scandaloso che 153 paesi ancora ammettono le punizioni corporali dei bambini negli asili e a casa.

Solo 15 Stati in modo esplicito proibiscono le punizioni corporali a casa. Oltre i tre quarti della popolazione minorile, pari a 1 miliardo e 500.000 bambini e bambine, vive in paesi dove questo genere di violenza è legale".

La situazione è grave: il 97% dei bambini del mondo non gode della stessa protezione e tutela legale dalle violenze, riservata agli adulti.

Sarebbe auspicabile che i Governi bandissero le forme di violenza ai danni di minori in qualsiasi paese si verifichino, che creassero un efficace sistema nazionale di protezione dell'infanzia, mobilitassero uomini e ragazzi nella battaglia per porre fine alle discriminazioni di genere e alle violenze ai danni dei bambini.

I Governi dovrebbero supportare la nomina di un Rappresentante Ad Hoc delle Nazioni Unite che guidi un'azione globale per fermare le violenze contro i bambini.

Anna Maria Limiti
Osservatorio Kiwanis Infanzia

 

 

dal sito del Ministero per le Pari Opportunità

Bambini contesi, al via il numero verde 116-000

"L'istituzione del numero verde per la segnalazione dei casi di minori scomparsi è una bellissima notizia per il Paese e per tutte le famiglie italiane". Così il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, commenta la presentazione della linea 116-000 istituita dal Ministro dell'Interno, Roberto Maroni, in collaborazione con Telefono Azzurro.

Si tratta del primo atto della task force interministeriale per coordinare le azioni di contrasto al fenomeno della sottrazione dei minori, di cui fa parte il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, insieme ai colleghi Frattini, Alfano e Maroni.

"La creazione di questo numero verde, la ratifica della Convenzione di Lanzarote che protegge i minori dalla pedopornografia, gli aumenti di pena per chi abusa di un bambino e la creazione del Garante per l'Infanzia", conclude il Ministro, "dimostrano che il governo si prende cura, e con molto impegno, dei più piccoli".

La linea, attiva in tutta Europa, servirà a denunciare la scomparsa di bambini e adolescenti, italiani o stranieri, intesa anche come sottrazione da parte di uno dei due genitori. Il servizio - gratuito, accessibile 24 ore su 24 anche in lingua inglese - ha il compito di rispondere alle segnalazioni provenienti dal territorio nazionale e di supportare le indagini delle autorità competenti.

 

dal sito del Ministero per le Pari Opportunità

22 aprile 2009

Carfagna: "Iniziativa con Frattini per salvare Delara Darabi"


"Non si può girare la testa dall’altra parte anche se le donne nel mirino sono fisicamente molto lontane da noi". E' quanto afferma il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, in merito alla vicenda dell'artista iraniana Delara Darabi, che l'Iran ha condannato alla pena di morte, quando era minorenne, perché aveva confessato un omicidio per coprire il fidanzato, ma poi aveva ritrattato.
"Ringrazio i senatori che sono intervenuti in Aula per sollecitare l'intervento del governo. Come ministro per le Pari Opportunità – ha detto Mara Carfagna - mi farò carico con il collega Frattini di un'iniziativa internazionale affinché a questa donna sia risparmiato il patibolo".
 

da Anna Maria Limiti



Impiccata in Iran una fanciulla pittrice

Il Corriere della Sera il 17 aprile 2009 denunciava: attualmente nel braccio della morte ci sono 150 bambini iraniani.

E’ di oggi la notizia che, in Iran, Delara, la ragazzina pittrrice, condannata quando aveva 17 anni, è stata impiccata.
E’ una notizia che fa rabbrividire; che non può non suscitare profonda indignazione, tanto più che l’Iran è uno dei 192 Paesi che hanno ratificato la Convention Onu sui diritti del fanciullo.

Nessun fanciullo deve essere sottoposto a tortura o a pene o a trattamenti crudeli, inumani o degradanti.

Né la pena capitale né l’imprigionamento a vita senza possibilità di rilascio devono essere decretati per reati commessi da persone di età inferiore a diciotto anni.
Che valore hanno in Iran ed in altri Paesi analoghi queste leggi?

L’abolizione della pena di morte, è stata anche oggetto di un apposito Protocollo addizionale al Patto Internazionale sui diritti civili e politici, adottato nel 1989 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Con questo mio scritto, vorrei rivolgere un invito a TUTTI perché si associno nel manifestare contro questo ennesimo sopruso perpetrato nei confronti dei più deboli.

Anna Maria Limiti
Osservatorio Kiwanis Infanzia

 

dal sito del Ministero per le Pari Opportunità

7 aprile 2009

 

Il Ministro a L'Aquila incontra i bambini della tendopoli

Il Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna si è recata oggi a L'Aquila per visitare la tendopoli allestita in Piazza d'Armi, dove ha incontrato i bambini sfollati e i loro genitori.

Il Ministro ha inaugurato un centro di prima accoglienza per i bambini, i più colpiti dalla tragedia, come annunciato all'indomani del sisma. All'interno dello spazio, e a bordo di due camper, opererà un gruppo di esperti di clown-terapia: sei psichiatri e psicologi infantili aiuteranno i più piccoli a superare lo shock del terremoto.
Carfagna si è soffermata poi con gli operatori della protezione civile, con gli stessi medici clown e ha trascorso un po' di tempo giocando con alcuni bimbi. "Credo che da parte delle istituzioni - ha detto il Ministro - ci sia la dimostrazione della volontà che nessuno deve sentirsi solo. Gli abruzzesi non verranno lasciati soli, né adesso, né nei prossimi mesi". 

Carfagna ha inoltre annunciato che nei prossimi giorni contatterà alcune aziende di beni di consumo per la prima infanzia, di abbigliamento, giocattoli e libri "per installare all'Aquila e nelle zone colpite piccoli centri di accoglienza dove i bambini e gli adolescenti possano trascorrere qualche ora cercando di allontanare il ricordo di questi momenti drammatici".

Sono presenti sul posto anche i volontari dell'Associazione Salvamamme/Salvabebè, che opera in collaborazione col Dipartimento per le Pari Opportunità, per fornire assistenza e beni di prima necessità soprattutto per i più piccoli (latte in polvere, biancheria da neonato, giocattoli, vestiario). Nelle prossime ore, infine, sarà consegnata alla popolazione abruzzese l'intera dotazione di accessori per l'infanzia proveniente dall'asilo nido del Dipartimento.

 

 

dal sito del Ministero per le Pari Opportunità

27 marzo 2009
 

Tratta, visita della delegazione uzbeka

Il 30 marzo prossimo, alle ore 10, una delegazione OSCE dell'Uzbekistan sarà ricevuta presso il Dipartimento per le Pari Opportunità dal Capo del Dipartimento, Isabella Rauti. All'incontro parteciperà la Segreteria tecnica per la tratta e l'Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile.

La visita di studio, organizzata dal Ministero degli Affari Esteri, ha come obiettivo quello di contribuire alla diffusione delle informazioni sul sistema di interventi applicati nel nostro Paese per contrastare il fenomeno della tratta di esseri umani.

 

dal sito del Ministero per le Pari Opportunità

12 marzo 2009

The protection of children"
Si svolgerà a Toledo (Spagna), il 12 e 13 marzo 2009, la conferenza internazionale
dal titolo "La tutela dei minori all'interno dei sistemi giudiziari europei" organizzata congiuntamente dal Consiglio d'Europa e dal Ministero della Giustizia spagnolo, nell'ambito del programma di Presidenza spagnola del Comitato dei Ministri.

Uno dei temi che verrà affrontato durante i due giorni di lavori riguarderà gli obiettivi e l'applicazione della Convenzione del Consiglio d'Europa del 2007 sulla «protezione dei minori dallo sfruttamento e dall'abuso sessuale», firmata da 33 Stati ma non ancora entrata in vigore.

Sono stati organizzati anche dei seminari che avranno come oggetto di discussione 3 temi principali:

  • la lotta alla violenza sui minori attraverso un quadro normativo più efficace;
  • il ruolo del settore privato nella prevenzione dallo sfruttamento e dall'abuso sessuale dei minori, con la partecipazione dei rappresentanti di Microsoft e del Codice di condotta per la protezione dei minori dallo sfruttamento sessuale nei settori dei viaggi e del turismo;
  • un sistema giudiziario più favorevole alle esigenze dei minori: come tutelare i minori nel corso dei procedimenti civili e penali.
Attese 150 personalità provenienti dai 47 Stati membri del Consiglio d'Europa tra le quali i ministri della giustizia. 

Durante la giornata del 12 marzo gli Stati membri del Consiglio d'Europa saranno invitati a firmare o a ratificare le principali convenzioni del Consiglio d'Europa in materia di tutela dei minori:
Barbara Cultrera

 

dal sito del Ministero per le Pari Opportunità

Pedofilia, Carfagna: "Casi come quello di Napoli non capiteranno più"

"E' uno scandalo quanto avvenuto a Napoli" dove un pedofilo, già denunciato per lo stesso reato tre anni fa, ha stuprato un bambino di dodici anni. Lo afferma il Ministro Per le Pari Opportunità, Mara Carfagna.

"Fortunatamente episodi come questi non potranno avvenire più. La Convenzione di Lanzarote, ratificata recentemente dal Consiglio dei Ministri, prevede infatti l'istituzione di una banca dati del Dna per gli stupratori e pene più severe per chi osa commettere violenze contro i più piccoli. Il Governo sta facendo tutto il possibile per prevenire questi crimini orrendi, fermare l'escalation. Un particolare ringraziamento alle forze dell'ordine che, con tempestività, hanno individuato il colpevole".

26 febbraio 2009

 

dal sito del Ministero per le Pari Opportunità

Minori, Carfagna: la nostra legislazione all'avanguardia contro gli abusi

L'Italia ha una legislazione all'avanguardia per la protezione dei minori dagli abusi sessuali". Lo ha detto il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, che oggi in una conferenza stampa a Palazzo Chigi ha presentato insieme al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi il disegno di legge di ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale (firmata a Lanzarote nel 2007), approvato oggi all'unanimità dal Consiglio dei Ministri.
Il provvedimento modifica parti del codice penale e di procedura penale, recependo solo le disposizioni che non si ritrovano nel nostro ordinamento. Fra le novità, il raddoppio del periodo della prescrizione per i reati sessuali su minori di 14 anni e l'introduzione di una forma di associazione per delinquere finalizzata ai reati contro i minori relativi alla prostituzione, al possesso di materiale pedopornografico, agli abusi sessuali e al turismo sessuale. Si integra il reato di prostituzione minorile, prevedendo la condotta del reclutamento. Si introduce il reato di adescamento di minori a scopo sessuale tramite internet (pena da 1 a 3 anni). Si stabilisce infine la confisca dei patrimoni delle organizzazioni criminali le cui risorse potrebbero, secondo Carfagna, essere devolute ad attività rivolte ai minori abusati.
"Il Governo continua quotidianamente la sua battaglia per restituire a tutti i minori il diritto a una vita serena e senza abusi", ha concluso il Ministro.
13 febbraio 2009
 

dal sito del Ministero per le Pari Opportunità

''Fermati, non toccarmi"

12-2-2009

 

80mila italiani ogni anno praticano il turismo sessuale. Migliaia i bambini indifesi oggetti del turpe desiderio: 300.000 in Thailandia; 500.000 in Brasile; 100.000 nelle Filippine; 150.000 in Nepal; 600.000 in Cina; 575.000 in India; 30.000 nella Rep. Dominicana; 40.000 in Pakistan; 50.000 in Russia; 30.000 nello Sri Lanka; 60.000 in Taiwan; 40.000 in Vietnam. (fonte "Nuove schiavitù").
80mila italiani, ogni anno, partono dal Bel Paese, lasciano probabilmente moglie e figli e, lontano da occhi indiscreti, realizzano il più tremendo dei delitti: il turismo sessuale.
80mila italiani ogni anno diventano protagonisti di un mercato in continua crescita, incrementando un business già in larga espansione.

Le vittime sacrificali sono scelte tra i più poveri tra i poveri. Bambini e bambine che per 'mangiare' sono costretti ad inventarsi la vita, una vita da incubo. Spesso sono le stesse famiglie che li vendono. Vendono l'unica "ricchezza" che hanno: i figli.
Pochi euro, una cena... in cambio una carezza, un bacio... e così in un crescendo di attenzioni, pressanti, sgradevoli, nauseabonde. Attenzioni che lasciano il segno, per sempre. Nel corpicino e nella mente. 

Una violenza, che si prolunga per ore, ma spesso, visto che i piccoli si possono affittare, anche per intere settimane.

Con l'arrivo delle vacanze a Firenze, è stata lanciata venerdì 27 giugno scorso, a Palazzo Medici, la Campagna di sensibilizzazione "Fermati non toccarmi", su iniziativa di 'Progetto Agata Smeralda', associazione fiorentina che opera da 15 anni per l'adozione a distanza nelle favelas di Salvador Bahia in Brasile, 'Il Cuore si scioglie' e 'Ingegneria senza Frontiere', e con la collaborazione e il Patrocinio della Provincia di Firenze.  
Lo sguardo spaurito di tanti, tantissimi bambini, lo ritroveremo in una serie di manifesti, sotto gli slogan "Fermati, non toccarmi. Pedofilia e turismo sessuale: orrori del terzo millennio, crimini contro l'umanità".
«I manifesti saranno affissi nelle Coop e negli uffici dell'Apt della città per testimoniare l'impegno contro la pedofilia e il turismo sessuale - ha spiegato il presidente di Agata Smeralda, Mauro Barsi - che nasce dall'esperienza dei missionari che operano a Salvador Bahia: ogni giorno si trovano di fronte a questo turpe fenomeno, che offende e ferisce la dignità umana e che ha per prime vittime donne, bambine e bambini».

Un messaggio che vuole lasciare il segno nella coscienza di "chi parte".

 

Barbara Cultrera

 

dal sito del Ministero per le Pari Opportunità

Pedopornografia: 36.149 bambini prigionieri nella Rete

 

10 febbraio 2009

 

E' stato presentato ieri 9 febbraio 2009, alla vigilia del "Safer Internet Day", giornata mondiale per la Sicurezza in Rete istituita dalla Commissione europea e Insafe, il 13° rapporto dell'Osservatorio internazionale di Telefono Arcobaleno.

36.149 bambini. 36.149 vittime della violenza inaudita dei pedofili. Non c'è nulla di virtuale nel loro dolore, nello strazio della loro esistenza. 36.149 bambini senza nome, senza identità, scelti, selezionati e catalogati in base alla razza, all'età, al sesso. Le loro immagini, un milione e 700mila, sono state scambiate su internet attraverso venti miliardi di "transazioni".
L'11% dei bambini abusati e sfruttati sul web non ha ancora compiuto 3 anni. Il 42% di queste piccole vittime ha meno di 7 anni, il 77% meno di 9 anni.
Solo l'1% è stato identificato.

Un mercato, quello della pedopornografia on line, che è cresciuto dal 2003 del 149%. Nella sola Europa la presenza di materiali pedopornografici on line è aumentata del 400%.

 

da Il Corriere della sera.it  del 7 feb.2009

reportage

La prigione delle ragazze afghane: schiave, spose forzate, suicide

Il governo di Kabul ammette: «Le figlie restano proprietà delle tribù»

 

HERAT—Sorride dolce Leilah, l'assassina. Arrossisce Fatemeh, l'adultera. Si nasconde Guldestan che in un paio di settimane ha perso tutto: papà, mamma, tre sorelle, l'intera rete familiare, probabilmente il futuro. Ha visto il padre uccidere la madre perché sospettava che sotto il burqa covasse il tradimento; ha visto lo zio uccidere il padre per vendicare l'onore della sorella; lei stessa è diventata assassina sparando a quello stesso zio che aveva adottato lei e le sorelle. L'uomo dormiva dopo averla stuprata. Guldestan è in prigione, le sorelline, dai 3 agli 11 anni, in orfanotrofio.

La maggior parte delle detenute del carcere minorile di Herat non sono arrivate a tanto. Sono colpevoli di aver disobbedito alla legge tribale e alla tradizione. Ragazze in fuga da matrimoni forzati con uomini che non avevano mai visto, più o meno vecchi, danarosi o poligami, comunque decisi a portarsi a casa manodopera gratuita e compagnia notturna. Sono ragazze pagate al padre-padrone 5-6 mila dollari oppure tre tappeti, otto capre e due paia di scarpe, come nel caso di Sarah. Ragazze che a 13-14 anni si sono trovate una mattina il mullah in casa che chiedeva loro se volevano fidanzarsi, il padre che le minacciava e l'aspirante sposo che le blandiva con un vestito nuovo in mano. «La famiglia prepara tutto in segreto—racconta Chiara Ciminello, cooperante per l'Ong italiana Intersos — e senza capire quel che succede le bambine si ritrovano fidanzate. A quel punto dire "no" diventa reato».

Se l'adulterio viene consumato, in teoria, la condanna è ancora la lapidazione prevista dalla Sharia, ma il governo di Kabul ha imposto una moratoria. Gli ospedali funzionano abbastanza da verificare la verginità e, se non c'è stato tradimento, la condanna per la ribellione di una minorenne varia da 3 mesi a un anno di carcere. Il peggio viene dopo. Le famiglie non vogliono riaccogliere chi, con la disobbedienza, ha portato il disonore. La Ong inglese World Child lavora a Herat per aiutare proprio il reinserimento delle reprobe. Ma il problema è enorme. Lo stigma della rivolta mette queste ragazze ai margini della società. Chi non ha una rete familiare attorno non può lavorare, affittare casa, vivere sola. L'esito della ribellione per amore o libertà diventa così la prostituzione.

Meglio morire. Lo pensano in tante. Così a Kabul le fidanzate a sorpresa o le giovani spose si danno fuoco al ritmo di due-tre a settimana. In tutto l'Afghanistan si calcola che le suicide siano minimo una al giorno. Herat, forse la provincia più sviluppata del Paese, non fa eccezione. Nel 2006, una (rara) Commissione governativa ha contato una media di 7 torce umane al mese. «Il nodo è che le figlie sono considerate una proprietà. Prima dalla famiglia del padre poi da quella del marito — spiega ancora Ciminello —. A Herat la situazione è particolare a causa della vicinanza all'Iran. Mentre tra i sunniti, soprattutto se pashtun, le cifre sono importanti, tra gli sciiti di influenza iraniana l'uso di pagare la moglie è quasi simbolico. A volte lo sposo firma una sorta di caparra, la shirbaha, per cui in caso di divorzio si impegna a risarcire la donna con una buona uscita che le permetta di tirare avanti. Ma quel che manca in entrambi i gruppi è il rispetto della volontà delle ragazze».

In attesa di un piano dalla nuova Casa Bianca di Barack Obama, per sopravvivere all'Afghanistan la comunità internazionale si affida alla triade «sicurezza, ricostruzione, governabilità ». L'ordine non è casuale: consistente è l'impegno militare, scarsi i soldi per la ricostruzione, insufficienti i risultati in materia di legalità. La supremazia resta alle tradizioni tribali più ancora che religiose. A Herat il riformatorio è una delle principali realizzazioni in sette anni di presenza internazionale. Costruito nel 2007 dagli ingegneri militari del Prt italiano (Provincial Recostruction Team) con 2 milioni di euro, all'80 per cento europei. E' una bella scatola con alcuni problemi, il riscaldamento per dirne una, ma le mura da sole non incidono sui rapporti sociali.

«Il nostro è un impegno a lungo termine — dice il generale Paolo Serra, comandante della Nato per la Regione Occidentale afghana —. I successi ci sono. Abbiamo costruito 34 scuole, convinto molti capi villaggio a far studiare anche le bambine, aumentato del 20 per cento le elettrici per le prossime presidenziali. Però le condizioni di partenza sono quelle che sono. Dubito sceglieranno da sole chi votare, piuttosto seguiranno le indicazioni dei capi clan. La strada per una democrazia come la intendiamo noi è lunga».

Andrea Nicastro
07 febbraio 2009

 

 dal Ministero della Pubblica Istruzione

 

Test psicologici: no del Ministero alla loro applicazione nelle scuole. 

Una vittoria per i nostri bambini

 

La Sindrome da deficit di attenzione e iperattività o ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder) è un disturbo complesso che interessa il comportamento dei bambini e lo caratterizza per una particolare mancanza di attenzione, per l’impulsività e per l’iperattività motoria, che ostacolano lo sviluppo adeguato e l’integrazione sociale dei più piccoli. Spesso sono gli insegnanti che si accorgono nel contesto della classe del disturbo da cui è afflitto il bambino e lo segnalano ai genitori.

 

Ma spesso le cose vanno diversamente. Sono stati segnalati dei casi in cui sotto le mentite spoglie di maestre si nascondono psicologhe che somministrano ai bambini dei veri e propri test psicologici senza informare i genitori e senza ottenere da loro nessun tipo di consenso. 
 

Si tratta di vere e proprie azioni di diagnosi e di monitoraggio, che il Ministero dell’Istruzione con la circolare n. 4226/P4 ha deciso di vietare. La circolare dichiara espressamente che l’ADHD è una patologia che vede l’intersecarsi di molte cause e sintomi, per cui non è possibile affidarne la diagnosi per mezzo di test applicati nelle scuole allo scopo di sondare la dimensione psichica ed emozionale degli allievi. 
 

Per questo il Ministero invita Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali a dare le opportune istruzioni alle istituzioni scolastiche, affinché i bambini possano essere tutelati dall’abuso relativo alla somministrazione di questionari relativi ad un problema così delicato. 
 

Un altro punto sul quale la circolare insiste è il pericolo che il disturbo possa venire trattato con un eccessivo approccio farmacologico mediante sostanze psicoattive. Al Ministero sono infatti arrivate molte segnalazioni di corsi destinati ad insegnanti e genitori, con il fine di propagandare l’uso di appositi farmaci per trattare i disturbi del comportamento e dell’apprendimento. 
 

Il Ministero intende tenere d’occhio anche la situazione relativa a quest’argomento per evitare che si possa con noncuranza fare riferimento ai farmaci, visto che il disturbo è molto complesso e va affidato all’attenzione di specialisti e non al contesto inaffidabile di corsi che non mostrano le necessarie competenze. 

 

22 gennaio 2009

 

dal sito del Ministero per le Pari Opportunità

Minori e salute, Carfagna: "Azzerare mortalità di madri e neonati"

 
"In Italia esistono ancora, seppure contenute, percentuali di donne che muoiono per il parto e di bambini che perdono la vita appena nati. L'obiettivo del governo è quello di azzerarle". Lo ha affermato il Ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, che oggi a Roma ha partecipato alla presentazione del Rapporto Unicef 2009 "La Condizione dell'Infanzia nel mondo", dedicato alla salute materna e neonatale.
 
"Ancora nel Ventunesimo secolo - ha detto Carfagna - ci troviamo ad assistere inermi alla morte per parto di mezzo milione di donne nel mondo e di moltissimi neonati prima che possano arrivare al 28esimo giorno di vita. E per ogni neonato morto, ce ne sono venti che devono fare i conti con disabilità e malattie. Quello che indigna sono le cause: l'ignoranza, la povertà, la discriminazione di genere. Quest'ultima in particolare non possiamo negare che esista ancora. Personalmente mi farò carico, con l'occasione della presidenza italiana del G8, di rilanciare questo argomento. Un Paese come il nostro deve farlo".
 
Per risolvere il problema delle morti materno-infantili sono necessarie azioni concrete, che agiscano sulle cause, "operando una sinergia fra Istituzioni e operatori, investendo risorse e predisponendo un'adeguata prevenzione. L'obiettivo comune deve essere quello di collaborare per garantire i diritti delle donne e dell'infanzia", ha sottolineato il Ministro.
 
A proposito della tutela dei diritti dei minori, Carfagna ha annunciato che "ci sono buone possibilità che i tempi per l'approvazione del ddl che istituisce il Garante per l'infanzia e l'adolescenza siano rapidi. Il provvedimento, dopo il parere favorevole della Conferenza Stato-Regioni, è stato affidato alle commissioni Affari Costituzionali e Affari Sociali della Camera che lo esamineranno in sede legislativa".
 
A margine della conferenza, infine, il Ministro ha lanciato un appello per un immediato cessate il fuoco nella striscia di Gaza e perché i periodi di tregua siano più lunghi, in modo da consentire l'apertura di corridoi umanitari e dare la possibilità alle associazioni di garantire assistenza". "Le immagini che ci arrivano da Gaza - ha proseguito Carfagna - sconvolgono e mostrano un'ingiustizia sulla quale non possiamo tacere. Sono state fatte troppe vittime innocenti".

 

15 gennaio 2009

dal sito del Ministero per le Pari Opportunità

Avviso per il finanziamento di progetti di clown terapia

E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 300 del 24 dicembre 2008 l'Avviso per il finanziamento di interventi a carattere sperimentale finalizzati al sostegno agli organismi del Terzo Settore impegnati in attività di clown terapia, con il quale il Dipartimento per le Pari Opportunità intende promuovere interventi destinati a bambini che vivono la difficile situazione dell'ospedalizzazione.

Il testo dell'Avviso e gli allegati sono disponibili online.

http://www.pariopportunita.gov.it/DefaultDesktop.aspx?doc=2151

30 dicembre 2008

 

 

 

Articolo tratto dal sito del Ministero delle Pari Opportunità

9 dicembre 2008

Pedofilia, Carfagna: "Italia promotrice di una nuova cooperazione"

"L'Italia può farsi promotrice di una nuova cooperazione a livello internazionale contro lo sfruttamento dei minori". Lo ha detto il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, durante l'audizione in Commissione bicamerale per l'infanzia sulla prostituzione minorile.

Il Ministro, riferendo in aula sul recente Congresso internazionale di Rio de Janeiro sullo sfruttamento minorile alla quale è intervenuta in rappresentanza del governo italiano, ha ricordato che il miglioramento del dialogo e della cooperazione internazionale in materia sono tra gli impegni assunti nella conferenza. Si tratta di un progetto complessivo che prevede non solo repressione per gli sfruttatori - ha precisato Carfagna - ma anche riabilitazione per le vittime. In questo contesto, il Ministro vede l'Italia come uno stato promotore di azioni fra Stati contro il fenomeno, potrebbe, a suo avviso, ricevere un utile contributo anche dalla Commissione bicamerale per l'infanzia.

Carfagna ha posto quindi l'attenzione sulla "preoccupazione" - emersa durante il Congresso di Rio - per "l'inadeguatezza" degli Stati che non hanno ancora ratificato la Convenzione dell'Onu. Sul piano operativo, il Ministro prevede la messa a punto di azioni per accrescere la consapevolezza contro lo sfruttamento dei minori, la predisposizione di programmi specifici di contrasto, la riabilitazione per le vittime dello sfruttamento sessuale e l'investimento sulla formazione per magistrati, forze di polizia e operatori di strada. Infine, il Ministro ha espresso parere negativo sulla proposta di istituire la giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia: "Non giova all'obiettivo", ha detto, precisando che "è meglio concentrare gli sforzi in una giornata'' - quella del 20 novembre per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza - perché il vero intento è "riflettere su un fenomeno tanto drammatico".

 

 

Articolo tratto dal sito del Ministero delle Pari Opportunità

27 novembre 2008

Di fronte alle richieste di aiuto nel mondo, soprattutto da parte dei bambini, ''non dovremmo mai tirarci indietro, anche quando le condizioni economiche in Italia non sono favorevolissime''. E' con questa convinzione che il Ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, ha visitato una delle favelas di Rio de Janeiro, dove in questi giorni si svolge il Terzo Congresso Mondiale contro lo sfruttamento sessuale dei minori. Il Ministro ha voluto toccare con mano le situazioni di abbandono e degrado che colpiscono soprattutto i più piccoli, ed è salita fino al 'Morro dos Cabritos', dove dal 1999 è attiva la ong Avsi, con un progetto di cooperazione finanziato anche dal ministero degli Esteri. Un'immersione nella dura realtà carioca e un "motivo di orgoglio" per il Ministro, che ha sottolineato l'importanza di vivere in un Paese, come l'Italia, "impegnato su più fronti, anche su quello umanitario". Un impegno che "merita di essere intensificato", perché "sono tante le realtà al mondo in cui ci sono persone, soprattutto bambini, che hanno bisogno del nostro aiuto". Il Ministro ha quindi annunciato la volontà di far intervenire direttamente anche il suo dicastero: "Ci riempirebbe enormemente di gioia - ha detto - poter contribuire, anche finanziando un progetto che possa rendere più accoglienti i luoghi dove sono ospitati questi bambini".
Nel centro di accoglienza 'Cantinho da Natureza', gestito dall'Avsi, sono ospitati ogni giorno circa 150 bambini e bambine della favela, fino a 4 anni di età, e altrettanti, attraverso corsi professionalizzanti, fino ai 15 anni. Il Ministro si è intrattenuta con le volontarie del centro, prestando particolare attenzione al loro lavoro, e ha dedicato molto tempo ai bambini e ragazzi, ricambiando gli abbracci e i sorrisi ricevuti. "Per me oggi è una giornata davvero speciale - ha concluso il Ministro. "Credo che non dimenticherò mai la dolcezza, l'allegria, ma anche la cordialità che ho visto negli occhi di questi bambini, nonostante le condizioni disagiate in cui vivono".

 

da Il Messaggero.it del 27 nov.2008

Sindrome Down, cure già in utero:
buoni risultati sui topolini da laboratorio

ROMA (27 novembre) – Riuscire a curare alcuni effetti della sindrome Down durante la gestazione in utero. E' quello che sperano di ottenere i ricercatori dopo i risultati positivi riscontrati sui topolini da laboratorio. L'esperimento condotto da un gruppo di ricercatori americani del National Institute of Health di Bethesda, come si legge su New Scientist è riuscito a far nascere topolini con una ridotta sintomatologia rispetto a quelli non trattati. La sindrome Down inibisce lo sviluppo delle cellule nervose di due proteine chiave, Nap e Sal, causa di alterazioni nello sviluppo mentale. Ma quando i ricercatori americani hanno iniettato le proteine “chiave” in alcune cavie incinte di topolini Down, i piccoli sono poi nati senza presentare i problemi legati alla sindrome.

Un buon risultato, anche se gli esperti avvertono che non è garantito che il successo registrato nei topi sia replicato negli esseri umani. In genere i bimbi Down soffrono di alti tassi di problemi cardiaci e di sviluppo, e difficoltà di apprendimento di vario grado. In ogni caso, dopo lo studio Usa, le prospettive di prevenire alcuni dei danni causati nei bimbi Down, dalla presenza di una copia extra di un cromosoma, sembrano promettenti.

Nello studio, pubblicato su Obstetrics and Gynaecology, si è visto che i piccoli, una volta nati, avevano uno sviluppo analogo a quello dei coetanei. Inoltre il cervello dei topolini trattati mostrava livelli normali di una proteina che è sottoprodotta negli animali Down. Ora i ricercatori stanno seguendo gli esemplari curati già nella pancia della mamma, per vedere se gli effetti positivi sono duraturi o addirittura permanenti. In ogni caso è ancora presto per dire se il trattamento potrà essere efficace anche sull'uomo.

 

 

da Maria Grazia Pisani

 

Carissimi tutti,
come membro dell' "Osservatorio dei Diritti dell'Infanzia", incarico di cui ringrazio il Governatore Rossi, vorrei proporre alla Vostra attenzione una ricerca sulle "Case di Accoglienza" in Italia, strutture che ospitano mamme e minori provenienti da situazioni famigliari disagiate. Ho visitato  tempo fa una casa di accoglienza, nella quale alcune bambine erano state appena abbandonate dalla loro madre. Queste realtà purtroppo sono ricorrenti in tutta Italia.

Un caro saluto

Maria Grazia Pisani

 

da Il Messaggero.it del 20 nov.2008

Nasce il Garante nazionale per l'infanzia
Carfagna: non avrà connotazione politica

ROMA (19 novembre) - Anche l'Italia avrà un Garante nazionale per l'infanzia. Lo ha annunciato oggi il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna, al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato il ddl.

«Il garante - ci tiene a sottolineare la Carfagna - non avrà connotazione politica, perché il tema non è né di destra né di sinistra». Adesso il ministro si augura che il ddl diventi subito legge: ora il testo passa all'esame del Parlamento.

Mara Carfagna ha inoltre spiegato che il Garante, «in conformità a quanto previsto dalle Convenzioni internazionali ed europee» in materia, eserciterà «la sua attività a favore dei diritti dei minori mediante compiti di proposta, consultivi, di informazione e di ascolto dei minori». In particolare, tra i compiti di proposta vi è la previsione della «possibilità di proporre l'adozione di iniziative, anche legislative, per assicurare la piena promozione e tutela dei diritti dell'infanzia».

La nomina. Il Garante, stabilisce l'articolo 2 del ddl, è organo monocratico la cui nomina è affidata all'intesa dei due presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Requisiti soggettivi per la nomina sono la notoria indipendenza e la comprovata professionalità ed esperienza nei campi del disagio minorile e delle problematiche familiari ed educative. L'articolo fissa inoltre la durata del mandato a 4 anni, rinnovabile per non più di una volta, e le possibili cause di incompatibilità tra l'incarico rivestito e l'esercizio di attività professionali o di consulenza tanto in uffici pubblici quanto privati.

Compiti di informazione. Sotto il profilo consultivo il Garante sarà chiamato, tra l'altro, a dare il suo parere sul piano nazionale di azione di interventi per la tutela dei diritti dell'infanzia, a livello facoltativo sui disegni di legge e sugli atti normativi del Governo in materia di infanzia e di adolescenza e sul rapporto che il Governo presenta periodicamente al Comitato dei diritti del fanciullo. Tra i compiti di informazione sono da sottolineare le iniziative di sensibilizzazione e diffusione della conoscenza dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e la relazione annuale che il Garante deve presentare al Parlamento entro il 30 aprile di ciascun anno. 

Tra i compiti di ascolto è previsto che il Garante assicuri forme idonee di consultazione e collaborazione con tutti i soggetti interessati alla tutela dell'infanzia e dell'adolescenza, compresi i minori, le associazioni familiari, con particolare riferimento a quelle nel settore dell'affido e dell'adozione, nonchè tutte le organizzazioni non governative operanti nell'ambito della tutela e della promozione dei diritti dei minori.

Fra i poteri attribuiti al Garante quello di segnalare, d'ufficio o a seguito di segnalazioni o reclami (tutte le persone possano segnalare al Garante, anche attraverso il numero telefonico d'emergenza gratuito 114 ovvero attraverso eventuali altri numeri telefonici gratuiti a valenza sociale, violazioni dei diritti dei minori o situazioni a rischio per i minori) , situazioni di disagio o di rischio di violazioni dei diritti dei minori alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minorenni al fine di consentire l'adozione di provvedimenti e l'apertura di procedimenti volti alla protezione del minore. Le segnalazioni possono essere indirizzate, altresì, alla Procura della Repubblica competente nei casi di abusi che abbiano rilevanza penale o in altri casi in cui comunque la medesima autorità giudiziaria possa adottare iniziative. 

Trattamento dati. Nello svolgimento della propria attività, il Garante può richiedere alle pubbliche amministrazioni nonché a qualsiasi soggetto pubblico e privato informazioni rilevanti ai fini della tutela dei minori. Per il medesimo scopo il Garante può, previo consenso del Garante per la protezione dei dati personali, richiedere a soggetti pubblici l'accesso a banche dati o archivi. Il Garante può inoltre richiedere alle amministrazioni competenti di accedere, nelle forme e con le modalità concordate, alle strutture pubbliche e ad enti privati ove siano presenti minori. Infine, al Garante è riconosciuta la possibilità di effettuare visita agli istituti di pena per i minorenni, previa autorizzazione al magistrato di sorveglianza per i minorenni o del giudice che procede.

 

 

LA RUOTA DEGLI ESPOSTI E LE NUOVE POVERTÀ

 

Il 20 Novembre è una data molto importante perché ricorre la Giornata mondiale dei Diritti dell’Infanzia. In questa particolare giornata a Milano, presso la Clinica Mangiagalli, è stata inaugurata la “ruota della vita”. Non è la prima in Italia. A Brescia esiste già da due anni.
Ma cos’è la ruota della vita o degli esposti? Un tempo il termine “esposto” era sinonimo di neonato abbandonato e abbandonare i figli indesiderati era una pratica comune a molte popolazioni . I bambini, in particolare i neonati, erano considerati come oggetti.
Alcuni popoli tra cui i Greci consentivano sia l’uccisione che l’abbandono. In quest’ultimo caso i bambini non riconosciuti dal padre venivato levati da terra (da qui il termine allevare) e posti ai piedi della “culumna iactaria” perché fossero esposti al pubblico.
Con l'avvento del Cristianesimo nel IV secolo incominciò a farsi strada l’idea di una difesa e protezione dell’infanzia.
Costantino nel 315 emanò una legge affinchè, dalle risorse incamerate con le tasse , fossero reperiti i fondi per soccorrere i bambini abbandonati o i figli di genitori indigenti.Tre anni dopo nel 318 sanciva anche la pena di morte per chi avesse praticato l’infanticidio. Ciò nonostante i genitori erano autorizzati a vendere i propri figli.
Giustiniano, nel 500 dopo Cristo,equiparava l'abbandono all'infanticidio.
In Occidente, il primo ospizio istituito per i neonati abbandonati fu il Xenodochio e fu fondato a Milano nel 787 dall'arciprete Dateo. La comparsa della prima “Ruota degli Esposti” avvenne in Francia.
Alla fine del secolo XII, nel 1188, nell'Ospedale di Marsiglia iniziò a funzionare la prima “ruota”, seguita poco dopo da quella di Aix en Provence e di Tolone.
In Italia la prima “ruota” avrebbe fatto la sua apparizione nel 1198. Papa Innocenzo III, turbato nei suoi sogni dalla ricorrente visione di cadaverini imprigionati nelle reti dei pescatori del Tevere, la volle a Roma nell’ospedale di Santo Spirito in Sassia. L'Ospedale di S. Spirito è uno dei più antichi d'Europa.
Un angelo, apparso in sogno a Papa Innocenzo III, denunciava le colpe di madri snaturate che solevano gettare nel Tevere i corpicini dei neonati indesiderati. Ecco il significato di quella rota ancora visibile a sinistra del monumentale portone barocco in Borgo Santo Spirito.

È l'antica tradizione della "ruota degli esposti": dall'esterno, per garantire l'anonimato, venivano abbandonati all'interno della ruota i bambini illegittimi, i quali, accolti dalla priora, venivano marchiati con una doppia croce sul piede sinistro e nuovamente "esposti" nella ruota per una eventuale adozione. I piccoli venivano registrati come filius m. ignotae, dove m. stava per matris, ma, dato che il punto non era mai considerato, la lettura diveniva filius mignotae, da cui ne derivò il termine "mignotta" romanesco. Le “ruote” si diffusero rapidamente in Francia, Italia, Spagna e Grecia,ma non nei Paesi germanici ed anglosassoni. In Inghilterra le ruote non furono mai istituite e l’infanticidio non fu mai considerato un problema. Cadaverini di feti o di neonati uccisi nei modi più diversi venivano comunemente ritrovati nelle fogne e nelle discariche.La validità delle ruote cominciò ad essere discussa all'inizio dell'Ottocento, parallelamente alla crescita demografica europea. La popolazione era salita in pochi anni da 100 a circa 200 milioni di abitanti. Si era registrato un notevole aumento degli esposti, che creavano gravi problemi economici alle amministrazioni. Per far fronte alle aumentate spese , la soluzione era quella di diminuire il numero degli assistiti. A tale scopo nacque e si rafforzò in Francia l'idea di abolire la “ruota”, ritenuta un mezzo incivile e rozzo, per altro causa di numerosi abusi: in particolare quello di accogliere anche i figli legittimi. Anche in Italia l'aumento dei bambini abbandonati era diventato veramente impressionante, venivano rifiutati dai trenta ai quarantamila neonati ogni anno. Il peso economico sostenuto dalle amministrazioni era diventato insostenibile e solo in parte contenuto dall'altissima mortalità degli abbandonati. I Brefotrofi infatti erano in pessime condizioni e non erano in grado di accudire adeguatamente i piccoli ospiti. Tra molte discussioni, finirono per prevalere le motivazioni di coloro che erano contrari alle ruote. In Italia la prima città a chiuderle fu Ferrara nel 1867. L'anno successivo Milano e Como; nel ’69 Torino, nel ’70 Novara, nel ’72 Roma; nel ’73 Cosenza e Udine; nel ’74 Genova e Napoli; nel ’75, Firenze, Siena, Verona e Vicenza; nel ’76 Rovigo. Le “ruote” furono,infine, tutte soppresse ufficialmente nel 1923 con il “Regolamento generale per il servizio d'assistenza agli Esposti” dal primo governo Mussolini. Oggi la ruota degli esposti è di nuovo tra noi. A quasi mezzo secolo dalla chiusura della ruota dell’ Ospedale Maggiore di Brescia, la ruota per la vita è stata ripristinata presso gli “ Spedali Civili”. C’è poi il “Baby-box “ del Policlinico Casilino di Roma ed in molte città del Centro/Nord le ruote sono apparse nuovamente.

Funzionano 24 ore su 24 e garantiscono sopravvivenza e cura al neonato e nuova vita ed anonimato alla madre. Oggi come ieri? Vecchie e nuove povertà si incrociano in una Società aperta alla globalizzazione ma che porta nel suo interno i numerosi problemi non ancora risolti delle società evolute. Quali le cause che oggi portano le mamme ad abbandonare i propri figli? Quale futuro aspetta gli esposti del terzo millennio? Come la legislazione tutela loro e chi di loro si libera? Cosa si può fare per prevenire l’ abbandono dei bambini appena nati?

Lasciamo in sospeso queste domande ma teniamole in mente.
Meditiamo e come diciamo a Roma “damose da fa”.

Roma, 18/11/08

Anna Maria Limiti

 

UN IMPORTANTE CONVEGNO INTERNAZIONALE SULL’INFANZIA

 

Si è tenuto a Treviso, il 6 giugno 2008, un importantissimo Convegno Internazionale di Studio “Giornata dell’attenzione all’infanzia in casa, a scuola, sulla strada, negli ambienti di svago. Il bambino e l’uso improprio di psicofarmaci”, organizzato dal MO.I.CA. Movimento Italiano Casalinghe Onlus-Aps.

Vi ha partecipato anche Andrea Di Francia, Chairmain “Osservatorio Diritti dell’Infanzia”.

Meritano di essere conosciuti alcuni dati e riflessioni emersi in quella sede.

SICUREZZA STRADALE

Il dott. Marco Giustini, dell’Istituto Superiore di Sanità, Dipartimento di Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria, Reparto Ambiente e Traumi, comunica che, in Italia muoiono, per incidenti stradali, 113 bambini di età compresa tra 0 e 14 anni, pari al 2% del totale delle morti per incidente stradale. Di questi, 71, pari al 62,8%, sono trasportati, 18 pedoni (15,9%) e 24 conducenti di biciclette e/o ciclomotori (21,2%). L’entrata in vigore della legge sull’uso obbligatorio di cinture e seggiolini per bambini, e l’uso generalizzato del casco (importante questo per i quattordicenni) hanno contribuito in modo sensibile a ridurre questo quadro drammatico. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha predisposto il seguente

DECALOGO DELLA SICUREZZA STRADALE DEL BAMBINO

1.- Spiega al tuo bambino, sin da piccolo, che la strada nasconde grossi rischi, anche perché tanti conducenti possono andare troppo veloci, essere imprudenti, aggressivi, distratti, o addirittura guidare sotto l’influenza di bevande alcoliche.

2.- Insegna, appena possibile, al tuo bambino ad attraversare in sicurezza una strada. Continua ad addestrarlo nel tempo ed assicurati che lo faccia sempre correttamente e sempre con grande prudenza ed attenzione. Se passeggi con lui, tienilo, comunque, sempre per mano.

3.- Non lasciare mai solo il tuo bambino, specie in prossimità di una strada dove transitano veicoli.

4.- Non lasciare mai il tuo bambino in auto, anche se per poco tempo (in particolare, ricordati che, con il finestrino chiuso, in estate la temperatura all’interno dell’abitacolo può salire molto rapidamente, con conseguenze anche molto gravi).

5.- Se il tuo bambino va in bicicletta, fagli usare sempre l’apposito caschetto.

6.- In moto o in ciclomotore, fai sempre indossare al tuo bambino il casco.

7.- In auto, trasporta sempre il tuo bambino negli appositi seggiolini o, se è già grandicello, assicuralo con la cintura di sicurezza.

8.- Non trasportare mai il tuo bambino in braccio nella parte anteriore dell’auto: in caso d’urto, il bambino sarà proiettato violentemente contro il parabrezza e non riuscirai a trattenerlo. Inoltre, se la macchina è dotata di air bag, proprio l’uscita esplosiva dell’air bag potrebbe ferirlo molto gravemente o addirittura ucciderlo.

9.- Evita di trasportare il tuo bambino in seggiolino nella parte anteriore dell’auto se questa è equipaggiata con air bag.

10.- Sii di esempio al tuo bambino: guida con prudenza, metti sempre il casco sulle due ruote ed utilizza sempre le cinture di sicurezza, anche nella parte posteriore dell’autoveicolo.

SIDS

Il dott. Antonino Reale, Responsabile dell’Unità Operativa Pediatria dell’emergenza – DEA- Ospedale “Bambino Gesù” di Roma, ha parlato della SIDS ( Sudden Infant Death Sindrome), cioè della morte improvvisa ed inaspettata di un lattante sotto l’anno di vita senza possibilità di accertarne la causa. Ha detto che la SIDS colpisce, in Italia, circa un bambino ogni mille nati rappresentando la causa più frequente di morte tra 1 e 12 mesi di vita, con un picco di maggior incidenza tra i 2 e i 4 mesi. Ha individuato, nelle seguenti, l principali cause che possono aumentare il rischio di morte:

-         la posizione prona durante il sonno

-         il mancato allattamento materno

-         il fumo materno in gravidanza

-         il fumo nell’ambiente dove vive il bambino

-         l’eccessiva temperatura nella stanza in cui dorme il bambino

-         la stagione invernale

-         la concomitanza di infezioni respiratorie

-         l’utilizzazione di cuscini e materassi troppo morbidi.

Ha aggiunto che le campagne per la eliminazione dei fattori di rischio ed in particolare la raccomandazione a far dormire i bambini sulla schiena, hanno permesso, specie negli Stati Uniti, di dimezzare la mortalità per SIDS. 

ALCOL

Il prof. Emanuele Scafato, WWHO Colalborating Centre for Research and Health Promotion on Alcohl and Alcohl-related Health Problems-Istituto Suoeriore Sanità-155, ha parlato su “I bambini, i giovani e l’alcol: analisi e considerazioni”, evidenziando, tra l’altro che:

-         il consumo e l’abuso di alcol fra i giovani e gli adolescenti è un fenomeno preoccupante e in forte crescita sia a livello internazionale che nazionale;

-         dal progetto europeo di indagini condotte nelle scuole (ESPAD) è emerso che, escludendo tabacco e caffeina, l’alcol è la sostanza psicoattiva maggiormente utilizzata dai giovani dell’UE. La percentuale degli studenti di 15-16 anni si sono sono ubriacati almeno qualche volta varia dal 36% in Portogallo all’89% in Danimarca. La cultura del bere attualmente diffusa tra i giovani segue sempre più frequentemente standard orientati verso modelli di “binge-drinking” ossia il “bere per ubriacarsi”, 5 drink di seguito;

-         il consumo di alcol in Italia è un fenomeno in continua evoluzione dal 1998 al 2003 sono aumentate per entrambi i sessi le prevalenze dei consumatori teenager di super alcolici (+24,4%), di aperitivi alcolici (+ 46,1%) e dei consumatori fuori pasto (+ 50%); nel caso di queste due ultime tipologie di consumo le variazioni maggiori si registrano per il sesso femminile;

-         le conseguenze legate a questo fenomeno, dannoso per la salute stessa (maggiori probabilità di contrarre tumori, problemi di pancreas ed al sistema cardiovascolare, problemi gastrointestinali e neurologici, danni al sistema riproduttivo), risultano essere molteplici anche a causa dei cosiddetti effetti secondari, indotti da comportamenti a rischio sotto l’effetto dell’alcol:

- la guida in stato di ebbrezza, che, a sua volta, è la causa principale di incidenti stradali spesso mortali.

- La violenza intrafamiliare alcol correlata

- La violenza extrafamiliare o comunque agita contro i terzi.

- Provocare danni alla proprietà altrui

- Il peggioramento delle prestazioni scolastiche che spesso conducono all’abbandono degli studi.

Uno dei principali ostacoli alla diffusione di una corretta informazione e comunicazione sui rischi e danni causati dall’alcol è rappresentata dalle pressioni sociali al bere e dall’azione dei mass media e delle pubblicità che privilegiano l’uso di associazione di immagini di successo (ricchezza, sesso, salute, amicizia) al consumo di alcol proposto anche attraverso il ricorso a testimonial o a personaggi famosi del mondo dello sport, della moda e del cinema.

L’abuso di alcol in Italia è quindi un fenomeno che, nel corso degli anni, si è tristemente connotato come prima causa di mortalità prematura, disabilità e, in genere, di rischio per i giovani (850.000 giovani di età al di sotto dell’età legale consuma bevande alcoliche).,  i quali, spesso, vengono, ingiustificatamente, indicati come i perpetratori di danni, di violenze o di atti contrari alla civile convivenza, dimenticando o sorvolando sulla circostanza che essi stessi sono, invece, le prime vittime dell’alcol e delle pressioni al bere che hanno raggiunto in Italia livelli di esposizione mai verificati in passato. Si aggiunga la carenza di un controllo formale o informale sui comportamenti a rischio frequentissimi, ad esempio, nelle discoteche.

 Andrea Di Francia

Chairman Osservatorio Kiwanis Infanzia 2007/2008

 

 

   

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